giovedì 17 gennaio 2013

UN NUOVO UMANESIMO GLOBALE E' POSSIBILE

Foto: "Il Pensatore" di Auguste Rodin (Musèe Rodin, Parigi)

LA STORIA UMANA E' DA SEMPRE COSTELLATA DA EPOCHE ILLUMINATE CHE SI ALTERNANO A PERIODI OSCURI, IN UN ALTALENANTE "ASSESTAMENTO" IN VISTA DI UNA PIU' RADICATA COSCIENZA COLLETTIVA. SENZA PROGRESSO SCIENTIFICO E CIVILE E SOTTO IL GIOGO DELLE RELIGIONI ISTITUZIONALIZZATE IL GENERE UMANO SAREBBE DESTINATO ALL'ESTINZIONE.

"Su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria mente, l’individuo è sovrano"
John Stuart Mill:  "La libertà"

"Rendete universale l'istruzione e così renderete generale anche la reciproca sicurezza. Ora la sicurezza e l'istruzione bastano per poter fare a meno di principi e di governi".
Johann Adam Weißhaupt

LE EPOCHE UMANISTICHE NEL MONDO

Lo stile di vita e i principi dell'Umanesimo come concetto della centralità dell'uomo e del suo ruolo attivo nel mondo, non appartengono a questa o a quella cultura, non sono un prodotto esclusivamente occidentale, ma hanno avuto il loro apice presso tutte le civiltà, sono principi universali, insiti nella natura umana e nelle aspirazioni più profonde di quest'ultima, sono stati semplicemente definiti e descritti nel contesto occidentale, in seguito alla grande riscoperta rinascimentale della filosofia e della scienza del mondo classico greco-romano. Senza questi principi di libertà che innescano il progresso culturale e scientifico, il genere umano sarebbe destinato ad estinguersi subendo la sorte di tutte le milioni di specie che si sono succedute sul nostro pianeta. Dunque il cambiamento e l'abbandono degli schemi tradizionali, fondamentale per il percorso umanistico, non è solo un esigenza spirituale ed esistenziale, ma di sopravvivenza della specie. Fra le religioni assolutistiche o "rivelate" ostili a questo percorso, il cristianesimo si può definire il più avverso allo sviluppo, per la sua radice negativa ed estraniante. Purtuttavia quello cristiano non nacque come un culto monolitico, ma fu inizialmente suddiviso in numerose sette, fra le quali la corrente gnostica, antidogmatica, basata sul percorso conoscitivo e la libera speculazione: "conosci il mondo e poi abbandonalo" (Vangeli Gnostici); questa corrente originaria, ostile alla formazione di qualsiasi gerarchia, è stata fortemente avversata da quella che, successivamente, fu la convenzione dogmatica istituzionalizzata con la presa di potere da parte del clero. L'innaturalità del dogma cristiano imposto dalla gerarchia cattolica, il suo essere "alieno" alla logica del mondo e, specialmente, ostile al conseguimento della felicità terrena, con il suo culto della sofferenza e dell'umiliazione, implica che esso necessiti di imporsi mediante la coercizione e il timore, così come avvenne nei primi secoli in cui il cristianesimo fu legittimato e trovò terreno fertile nella numerosissima popolazione di schiavi dell'Impero Romano decadente e, in genere, fra la sempre crescente massa di popolazione povera e diseredata che vescovi e chiesa, ancor prima di essere riconosciuti dall'editto di Tessalonica dell'Imperatore Teodosio I, contribuivano a controllare con la promessa di una vita migliore nell'aldilà. L'era cristiana è stata ed è tuttora caratterizzata da un generale sovvertimento dei simboli e dei valori tesi alla dignità e al conseguimento della felicità dei popoli e degli individui: tutte le caratteristiche che in epoca classica rappresentavano doti d'intelligenza e prestigio sociale, vennero stigmatizzate come segni diabolici e infidi. Il caso più interessante sotto questo punto di vista fu senz'altro la persecuzione degli ebrei, i quali, così legati alla conoscenza al pari degli arabi nei secoli bui del Medioevo, vennero esposti all'efferatezza di masse patologizzate e omologate  a questo particolare tipo di credenza. Tuttavia il Nuovo Testamento, seppure scaturito dalla radice dell'Antico Testamento, non può esserne paragonato e nemmeno rappresentarne una pretesa continuità: lì c'è un popolo, un'aspirazione concreta nel mondo reale, all'opposto nel cristianesimo vige la completa desertificazione ed estraniazione della mente e della volontà dalla logica reale, dal conseguimento della felicità nel mondo e si può considerare essenzialmente un culto di annichilimento, di dissoluzione, una reinterpretazione deviata e patologica dell'antichissima filosofia orientale, unita al già spurio Antico Testamento, il quale, a sua volta, reinterpreta e deforma i miti più antichi di altre civiltà. Peraltro l'Antico Testamento mette costantemente in guardia da derive simili a quella cristiana, dove afferma più volte "io sono il Dio dei vivi, non dei morti". Ovviamente, vista la complessità del panorama religioso mondiale, dobbiamo ricordare che molte di esse sono erroneamente considerate "religioni", poichè indicanti un percorso filosofico-panteistico e non dogmatico, detentrici di antico sapere tramandato da generazioni, come quella buddista  o quella indù (pur essendosi quest'ultima notevolmente discostata dall'antichissima conoscenza vedica); se il nostro discorso si concentra principalmente  sul cristianesimo, questo è perchè il culto cristiano ha determinato una cesura profondissima e un'abisso invalicabile nei confronti delle conoscenze e dei culti di tutto il mondo, fino ad allora correlati ed uniti da un sapere atavico ed iniziatico, tramandatosi nei millenni. E' stato il primo e l'unico culto al mondo ad aver negato il percorso conoscitivo e ad aver trovato nella rinuncia e nell'esclusiva speranza di una realizzazione dopo la morte il proprio fondamento.
L'oblìo, in epoca cristiana, delle radici greco-romane dell'Occidente, le quali costituiscono le basi imprescindibili di una prassi di civilizzazione e progresso non solo europea ma universale, è stato catastrofico e difficilmente paragonabile ad altri eventi socio-culturali del passato. Con la nostra immaginazione potremmo ipotizzare lo sviluppo odierno della società e della scienza se, duemila anni fa,  non fosse avvenuta questa lacerante cesura che tagliò definitivamente i ponti con il sapere trasmesso dagli iniziati e con la comune e antichissima (si potrebbe ipotizzare "antidiluviana") origine delle conoscenze che fino ad allora avevano unito tutte le civiltà.
Esistono civiltà più evolute e meno evolute, ma tutte sono necessariamente correlate ed ognuna di esse è indispensabile per il suo contributo al progresso universale. La regressione e la barbarie, che possiamo notare oggi in molti paesi, non è connaturata a nessun popolo e a nessuna cultura; si tratta di un avvicendamento altalenante, come abbiamo evidenziato nel sottotitolo, a cui sono sottoposti ciclicamente tutti i popoli, poichè la coscienza ha bisogno di radici profonde per essere universalizzata e ogni "ricaduta" permette alle generazioni di interiorizzare maggiormente i valori positivi, di creare maggiori anticorpi contro l'insorgere di ideologie regressive. Potremmo ipotizzare un mondo in cui il nazismo avesse vinto la guerra e in cui, dopo poche generazioni, l'ideologia nazista si fosse radicata nel pensiero comunemente accettato dalle masse: pochi decenni sarebbero serviti per cadere in questa spirale, ma secoli e, forse, millenni ci vorrebbero per uscirne, mediante il sacrificio di pochi individui eccezionali. Ogni civiltà ha avuto i propri personaggi storici illuminati, che hanno impresso alla loro epoca periodi di profonda consapevolezza (almeno nelle classi più acculturate) e aspirazione, attraverso le scienze e gli studi, ad un progressivo miglioramento delle condizioni di vita a livello universale. Oltre agli innumerevoli personaggi della nostra cultura occidentale (l'elenco dei quali sarebbe lunghissimo), si possono annoverare in ogni parte del mondo questi "umanisti" ante litteram, anche in epoche antiche e presso civiltà dai costumi cruenti: abbiamo la testimonianza storica, per esempio, presso i Toltechi del X secolo della nostra era, di un re chiamato Topiltzin (poi identificato con il dio Quetzacoatl), il quale abolì la pratica dei sacrifici umani, pratica profondamente radicata presso tutte le civiltà precolombiane; inoltre Topiltzin condannava la guerra come soluzione delle contese; non si sa quanto opportunistiche potessero essere queste posizioni, ma la sua epoca si distinse per un'evidente spinta civilizzatrice, al di là delle grandi conoscenze in cui eccellevano i popoli precolombiani, soprattutto in campo astronomico e matematico. Nel X secolo della nostra era, in Spagna, la dinastia Omayyade e il califfato di Cordova vantava una delle più antiche università dove confluivano studiosi, filosofi, alchimisti e fra le più grandi personalità della cultura da Oriente ad Occidente, in tempi in cui l'Europa soccombeva fra le spire dell'epoca più buia della sua storia, in seguito al radicarsi del cristianesimo e dei suoi tragici influssi sulla società e sulla realtà quotidiana. Quando l'Europa si trasformò in una vasta area in cui imperversava la superstizione, con una società rigidamente gerarchizzata in categorie ereditarie ed immobili, con monarchie assolute costituite dal potere del Papa e dei re (che generalmente erano propaggini della volontà papale), quando ogni aspetto della vita personale e pubblica costituiva un riflesso dei dogmi cristiani, nella vicina Spagna, sotto la dinastia Omayyade del califfo illuminato Abd-al-Ramhan si raccoglieva il fulcro del sapere e della conoscenza di tutto il mondo, in un epoca in cui ebrei e mussulmani rappresentavano le più aperte società umanistiche conosciute ed erano uniti da una collaborazione appassionata nello studio delle discipline filosofiche, astronomiche e nel recupero della filosofia e del sapere dei classici greci e latini che, se non fossero stati messi in salvo presso le biblioteche arabe, si sarebbero inevitabilmente perduti o sarebbero stati distrutti dal deleterio fanatismo del culto cristiano. Si pensi che l'Università di Cordova custodiva 40.000 libri. Infatti la società araba ebbe la sua epoca umanistica molto prima della nostra e pose le basi per il nostro futuro risveglio, degradandosi poi nel tempo e attraverso i secoli a causa della presa di potere da parte di quelle che nacquero come piccole sette di fanatici religiosi, per sfociare definitivamente nel fenomeno delle teocrazie islamiche che oggi conosciamo, esempio fra tutte quella iraniana, molto più pericolosa per il resto del mondo e finanziatrice del terrorismo internazionale. Il primo tentativo volto a liberare l'Europa dalla desertificazione spirituale e culturale del culto cristiano, lo fece Federico II Hohenstaufen, che, come sappiamo, fu un illuminato e strenuo oppositore del potere temporale ecclesiastico e realizzò, soprattutto nel suo regno di Sicilia, il primo avamposto culturale affrancato dall'influsso della religione cristiana che allora non lasciava spazio a nessuna forma di espressione laica;  il regno di Sicilia aveva lo scopo, per la sua posizione sul Mediterraneo, di fungere da luogo di interrelazione fra le diverse culture: la provenzale, l'araba e l'ebraica, perciò si vide il fiorire della famosa Scuola Siciliana dalla quale uscirono tutti i più grandi poeti, filosofi e matematici dell'epoca, fra i quali Leonardo Fibonacci, matematico e studioso della sezione aurea, che dovette il progresso dei suoi studi proprio al contatto con i matematici arabi in Algeria, dove visse a lungo, per poi in seguito raggiungere la celebrità presso la corte di Federico. Per quel che riguarda l'Oriente e la sua antichissima cultura, possiamo certamente portare ad esempio, come personaggio illuminato, l'Illuminato per eccellenza, ovvero il Buddha; infatti quella buddista non si può considerare una religione, ma una filosofia di vita costituita da profonda consapevolezza riguardo all'importanza del percorso individuale e pone la conoscenza come indissolubile dal conseguimento della felicità. Possiamo considerare, a questo proposito, il buddismo come una filosofia agnostica, in quanto non nega e non ammette l'esistenza di divinità. Peraltro il panteismo della maggior parte dei culti orientali (Taoismo, Scintoismo, Induismo) non può certamente costituire un impedimento al progresso sociale ed umanistico, in quanto il Panteismo non rinnega i vari aspetti dell'individualità e i diversi percorsi dell'esistenza, ma li comprende come elementi provenienti da un unica fonte universale che tutto include e dalla quale tutte le possibilità scaturiscono, al di là del bene e del male. Panteistici sono anche i culti pagani greci e latini, che concepivano gli dèi come archetipi e rappresentazioni realizzate delle varie potenzialità umane che oggi, per fortuna, conoscono un grande risveglio e il cui numero di appartenenti è sempre maggiore; questo può essere inteso come un generale sussulto di consapevolezza volto alla riscoperta delle nostre vere radici culturali classiche pre-cristiane che, ci si augura, porterà nel tempo ad una scristianizzazione progressiva dopo due millenni di oblìo, riallacciando i legami con il passato fiorente.

IL CLERO OGGI. STRATEGIE: L'USURPAZIONE DEL CONCETTO UMANISTICO, DELLE NOZIONI LAICHE E DELLA LORO EREDITA' STORICA

Leggendo molti scritti di filosofi e studiosi moderni i quali auspicano un dialogo costruttivo fra i grandi monoteismi e la cultura umanistica e laica, dobbiamo dire che ci lascia davvero stupiti la superficialità degli argomenti, poichè le ideologie assolutistiche basate sulla rivelazione e sulla verità assoluta, escludono a priori ogni possibilità di dialogo e il loro scopo esistenziale consiste nell'universalizzazione dei propri precetti; infatti la verità assoluta non può riconoscere e rispettare l'"altro da sè", perciò certe sofisticazioni intellettuali sono basate di fatto sul nulla e non portano da nessuna parte.
In questi ultimi anni, com'è noto, assistiamo ad un'abuso senza precedenti dei termini e dei concetti laici da parte del clero cattolico, fra i quali il più inflazionato è senz'altro l'Umanesimo. Chi non ricorda l'Umanesimo come movimento laico, teso a riscoprire i valori della Classicità, che vide i suoi albori nel XIV secolo e, soprattutto, nacque in opposizione ai valori e ai dogmi cristiani che allora ricoprivano ogni aspetto del pensiero? Figlio dell'influenza della cultura araba ed ebraica e dell'opera di Federico II, il quale non potè vederne maturare i frutti? Umanistico è tutto ciò che concerne la libertà e l'esigenza umana di conoscere, evolversi, armonizzarsi con le energie dell'universo e della natura, ciò che implica l'autodeterminazione e la responsabilizzazione individuale; in poche parole: tutto quello che consiste nell'inalienabile diritto naturale di ogni persona. Ma, nonostante sia in perfetta antitesi con la religione cattolica che tutto questo non prevede, poichè basata sulla verità assoluta e sul disprezzo della vita terrena, non passa giorno che vescovi, cardinali e il Papa stesso non si appellino ad una nuova era umanistica. Perchè lo fanno? Questa strategia è basata sulla confusione, cioè sull'intenzione di mescolare a concetti universalmente e naturalmente accettati, i precetti di un'ideologia che nulla ha a che fare con essi, con il chiaro intento di far passare l'idea che la chiesa cattolica sia promulgatrice naturale di questi principi. L'elemento della "ridondanza" che agisce sull'inconscio delle masse è anch'esso importante, perchè ciò che viene continuamente e con insistenza ripetuto, con il tempo sarà accettato come indiscutibile. Alla fine, a forza di essere ripetuto dal Papa, evocato dal vescovo e pronunciato dal cardinale, il termine "Umanesimo" sarà concepito come un termine cristiano, perchè la chiave di lettura di questa strategia è che essa ha come obiettivo l'oblio delle radici, la perdita di senso e l'immiserimento dei valori laici. Quando sentiamo pronunciare, nelle omelie clericali, principi come "libertà", "uguaglianza", "diritti umani", ecc...dobbiamo sempre riflettere sulla tattica mediatica e sul senso deviato che si vuole trasmettere strumentalizzando su questi argomenti, che sono essenzialmente laici, nati dalla lotta secolare contro la superstizione dogmatica e che, quindi, vengono usurpati al fine di confondere i veri obiettivi teocratici (che sono nemici dei diritti dei popoli) e mascherare quest'ultimi con l'inganno, presentandoli come i più accettabili valori laici volti alla valorizzazione dell'uomo. L'equivoco fondamentale per cui il cristianesimo cattolico non ha mai potuto essere stigmatizzato, nonostante il suo deleterio influsso sulla storia e sulla società umana, è che esso viene confuso comunemente con la spiritualità, ma ad un analisi meno superficiale si può capire chiaramente la fuorvianza di questo giudizio. Ogni culto spirituale nel corso della storia ha avuto come presupposto la libertà e la conoscenza del mondo; al di là di queste premesse non ci può essere evoluzione spirituale, ma solo idiozia e immaturità. Gli equivoci che si vengono a creare dalle molte macchinazioni del linguaggio clericale sono facilmente deducibili, basti pensare, ad esempio, ad una delle parole più in uso nelle strategia mediatica della chiesa cattolica: "uguaglianza". Ma cosa intende un cristiano, per di più cattolico, per "uguaglianza"? Può l'"uguaglianza" cristiana coincidere con l'uguaglianza come accezione umanistica del termine? L'uguaglianza di cui parla il Pontefice e i suoi accoliti è un' uguaglianza dei sudditi di fronte al dogma imposto, ovvero uguaglianza non intesa in senso umanistico di "uguale opportunità di sviluppo delle aspirazioni sociali e individuali di tutti i cittadini", bensì "mortificazione di ogni intelligenza e singola diversità che possa mettere in discussione la tradizione imposta"; in una parola: appiattimento. A questo proposito sono significative le parole di Ratzinger pronunciate in un omelia davanti a Piazza San Pietro il 6 gennaio 2013: "L’umiltà della fede, del credere insieme con la fede della Chiesa di tutti i tempi, si troverà ripetutamente in conflitto con l’intelligenza dominante". Nel Vangelo infatti Gesù invita a rimanere come bambini, a non evolvere ed elogia, appunto, i poveri di spirito. Questa usurpazione dei termini laici è intesa a fare terra bruciata di ogni alternativa all'ideologia religiosa, poichè, nel tempo, le masse interiorizzeranno queste definizioni come apportate dal cristianesimo e il loro vero significato verrà sempre più sovrapposto alle intenzioni anti-umanistiche ed anti-illuministiche della tattica clericale.

L'AFRICA NELLA MORSA DI FONDAMENTALISMO ISLAMICO E CRISTIANESIMO RADICALE

Solitamente i gruppi religiosi e le ideologie totalitarie in generale, usano la democrazia per accedere ai diritti che serviranno loro per instaurare il proprio regime, così notiamo come il clero cattolico evochi i diritti umani e la laicità nei paesi a maggioranza islamica e, al contrario, definisca spregiativamente "laicista" la società occidentale per i nuovi diritti e giuste esigenze che si vengono a sviluppare dai cambiamenti sociali e dalla secolarizzazione. Per di più, nel 2008, la Santa Sede boccia, con decisione, il progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità, appoggiando i paesi che prevedono la pena di morte per quest'orientamento. Ricordiamo anche il messaggio del Papa al congresso Panafricano (settembre 2012) in Camerun dei laici cattolici del Continente: "...nonostante le tante croci che lo affliggono, sposi Cristo e rigetti il nichilismo e il relativismo". Questi due gruppi religiosi (islam e cristianesimo) rappresentano oggi la più grande minaccia alla sicurezza, allo sviluppo e al futuro dei paesi del terzo mondo, che, proprio a causa delle loro condizioni, sono fra i più indifesi e fra i più aggrediti, come vedremo.
Dove c'è disperazione e miseria, lì prosperano le suddette religioni e oggi, se vogliamo contribuire allo sviluppo dei popoli da secoli sfruttati dall'imperialismo e dagli interessi dei paesi più ricchi,  il nuovo umanesimo globale deve estendere la sua opera soprattutto in Africa, che ora più che mai è presa di mira dai fondamentalismi religiosi che trovano terreno fertile proprio tra i popoli più vulnerabili ed ai quali l'attenzione dei media internazionali non concede mai troppo spazio. Il Terzo Mondo è una preda appetibile per il cattolicesimo e lo possiamo capire dalle parole stesse del Papa che ha affermato essere l'Africa "la speranza del cristianesimo";  anche in quest'occasione ha messo in guardia contro il relativismo e la secolarizzazione: "Ci sono inoltre altri attacchi alla fede; i valori tradizionali più validi della cultura africana minacciati dalla secolarizzazione, che provoca disorientamento, lacerazioni nel tessuto personale e sociale, esasperazione del tribalismo, violenza, corruzione nella vita pubblica, umiliazione e sfruttamento delle donne e dei bambini, crescita della miseria e della fame"; queste sono state le affermazioni di Ratzinger che ha poi usato come punto di riferimento per i popoli africani l'esempio della schiava africana Bakhita divenuta santa (una schiava, appunto). Potremmo citare molti altri esempi, fra i quali il famoso viaggio papale in Africa del 2009, quando Ratzinger giudicò sbagliata la diffusione e l'uso del preservativo, invocando un fiabesco "rinnovo spirituale e umano nella sessualità" e ponendo in gravi difficoltà le organizzazioni umanitarie che si danno da fare per alleviare la condizione di quei popoli. Infatti l'impegno internazionale per i paesi del Terzo Mondo dovrebbe essere rigorosamente laico e rifiutare l'influenza religiosa, poichè quest'ultima sfrutta il bisogno e la povertà per fare proselitismo e non ha cara la libertà e il benessere dei popoli, ma cerca nuovi sudditi per il potere clericale. Il potere clericale instaurato dal cristianesimo usa la carità per sopprimere il diritto, mantenendo i popoli in uno stato di bisogno che li rende di fatto sudditi e dipendenti. L'impegno umanitario dovrebbe essere doverosamente laico.
 La radicalizzazione del cristianesimo in Uganda è un campanello d'allarme per la diplomazia internazionale e per le organizzazioni umanitarie; 14 dicembre 2012: nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace, Papa Ratzinger ha affermato che i "tentativi di rendere il matrimonio fra un uomo e una donna giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione sono un’offesa contro la verità della persona umana e una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace". Pochi giorni prima di pronunciare questo discorso, Ratzinger aveva ricevuto e benedetto in Vaticano la parlamentare cristiana ugandese Rebecca Kadaga, promotrice di una proposta di legge che prevede l'ergastolo e perfino la pena di morte per i gay recidivi. In Uganda la legislazione riguardante il mondo GLTBQ è già fortemente repressiva. Nel 2004 sono stati vietati costituzionalmente i matrimoni tra persone dello stesso sesso e i rapporti tra persone omosessuali vengono puniti con quattordici anni di carcere. Ma è da sottolineare come la politica omofobica ugandese sia un tentacolo proveniente dell'integralismo cristiano delle comunità evangeliche americane, come anche riportato in un articolo inchiesta del New York Times del 3 gennaio 2010, scritto da Geffrey Gettelman: (http://www.nytimes.com/2010/01/04/world/africa/04uganda.html). Il declino del cristianesimo in Occidente e la progressiva secolarizzazione sociale, hanno l'effetto di esaperare le gerarchie religiose, come forza reazionaria e intenzionata a vendere cara la pelle; lo vediamo soprattutto in Italia dove i proclami di vescovi e prelati contro il progresso civile sono all'ordine del giorno; di conseguenza in tutto l'Occidente.

Per quel che riguarda l'espansionismo islamico, non possiamo fingere di non essere allarmati per il ruolo fondamentale che occupa l'Iran in questa tragedia planetaria e per il pericolo incombente sui paesi di tutto il mondo di un arma nucleare nelle mani di Amadinejad e dei fanatici Ayatollhà..
Proprio mentre sto scrivendo (12 gennaio 2013) si stanno svolgendo le operazioni militari francesi contro l'espansione del terrorismo di Al Qaeda nel Mali, dopo l'accorato appello del presidente Traore, che denuncia una situazione disperata. Bisogna ricordare che i gruppi fondamentalisti di Al Qaeda hanno già devastato la città storica di Timbuktu, patrimonio dell'umanità, nell'indifferenza internazionale. L'Africa è preda indifesa di una feroce espansione dell'islam, oggi rafforzato dagli appoggi dei nuovi regimi teocratici scaturiti dalla primavera araba; come conseguenza di questa rivoluzione il terrorismo di Al Qaeda si estende ora a tutti i paesi del Terzo Mondo e il burattinaio di tutto questo scenario è l'Iran, che da sempre è intenzionato ad una globalizzazione del fondamentalismo islamico, nella totale indifferenza e apatia dell'Europa e delle democrazie occidentali, ormai chiuse ognuna nella roccaforte dei propri interessi meschini, almeno finchè il mondo non busserà alla loro porta e si sveglieranno in un inquietante realtà. I massacri in Nigeria sono all'ordine del giorno; guidate dall'Iran, finanziatore del terrorismo internazionale, le milizie fondamentaliste islamiche imperversano sui popoli indifesi dell'Africa nell'indifferenza delle organizzazioni umanitarie e degli attivisti e nel silenzio dei media, che ne dedicano un trafiletto solo quando si verificano stragi immani. All'indifferenza dei media si aggiunge quella delle masse occidentali, cosicchè nemmeno una voce o una piazza si può veder insorgere contro questo crimine; ma non c'è alcuna meraviglia se pensiamo che attivisti e pacifisti sono in realtà i più malleabili "fantocci" del burattinaio iraniano, che è stato in grado di usare le sue strategie mediatiche infilandosi fra le maglie delle frustrazioni e dello smarrimento ideologico delle masse occidentali, pilotando le nostre nuove generazioni come gli pare e piace e creando in tutto l'Occidente una nevrosi collettiva che si regge sull'antisionismo e sulle aspirazioni del popolo palestinese usate dal ricco clero mussulmano al fine di cercare legittimazione internazionale. Infatti, dopo l'uccisione di Gheddafi, ovvero del Capo dell'Unione Africana, l'unico leader in grado di tenere un equilibrio fra le varie appartenenze religiose ed etniche, assistiamo ad un anarchia totale dove il più forte avrà il sopravvento; e chi è il più forte? Il terrorismo islamico di Al Qaeda e i fondamentalisti finanziati dall'Iran, da Gaza con Hamas fino al cuore dell'Africa, in quelli che prima erano stati laici che aspiravano al modello occidentale. Sì, perchè dopo le primavere arabe (che di positivo non hanno nulla se non nel pensiero fintamente ingenuo di un Obama genuflesso all'intimidazione islamica), il terrorismo di Al Qaeda non è più circoscritto all'Afghanistan, ma dilaga in tutti i paesi del terzo mondo, dall'Asia all'Africa, incoraggiato dai nuovi regimi antisionisti e fondamentalisti. Quando il coperchio di questa polveriera sarà saltato, i capi di stato europei si sveglieranno dal lungo sonno  e saranno costretti ad uscire dal loro piccolo mondo di spread, bund e BTP e occuparsi dei problemi reali dei popoli, che sono problemi culturali e storici, non astratti.

LE PSEUDO-PRIMAVERE ARABE, IL DISCORSO ALL'UNIVERSITA' DEL CAIRO DI OBAMA E L'INVOLUZIONE CULTURALE MEDIORIENTALE

L'imperscrutabile disegno di Barack Obama in tema di politica internazionale, ci auguriamo di riuscire a capirlo in futuro, ma dubito che ci possa essere del positivo, con i grandi giornali americani che gridano alla catastrofe, il nuovo vigore dei fondamentalisti islamici guidati da Al Qaeda, la presa di potere dei Fratelli Mussulmani in Egitto, Tunisia e Marocco, con importanti risultati anche in Algeria e Giordania. Dobbiamo ricordare che storicamente i Fratelli Mussulmani nascono come alleati del nazismo nella seconda guerra mondiale. Poteva una mente dotata di buon senso immaginare da quei popoli una scelta diversa da quella che ha portato al potere i partiti islamici, visto l'alto tasso di analfabetismo, isolamento culturale, miseria e degrado che affliggono le masse arabe? Milioni di individui che altro non hanno visto che la repressione religiosa, altro non hanno conosciuto che il Corano, possono avere la capacità di scegliere la propria libertà senza averne i mezzi culturali? La religione è come un serpente che si morde la coda, poichè il suo potere si erge sul circolo vizioso dell'ignoranza radicata che non scorge altro che le sue idee fisse e mutila il desiderio d'espansione dello spirito umano.
L'Occidente, a sua volta, nonostante il lunghissimo percorso evolutivo, la Rivoluzione Francese, il Risorgimento italiano, i padri fondatori illuminati degli Stati Uniti d'America e le lunghe lotte che si sono protratte nei secoli contro l'oscurantismo religioso, non può dirsi ancora definitivamente laico e civilizzato al massimo grado, perchè quel che siamo riusciti ad ottenere dopo la Rivoluzione Francese, che avrebbe dovuto fungere da trampolino di lancio per una nuova era umanistica globale, è stata la libertà religiosa, non la libertà DALLA religione, complice anche la nascita del Romanticismo ottocentesco che riabilitò il periodo oscuro medievale, diede nuovo vigore al misticismo religioso ed ebbe la funzione di incrementare le spinte assolutistiche dei sovrani e del clero. Se le aspirazioni della Rivoluzione Francese fossero giunte in porto, molti problemi odierni in politica internazionale, compresi i drammi e le dittature del secolo scorso, sarebbero stati ampiamente evitati, evitando, appunto, il coinvolgimento delle religioni nel conseguimento di un nuovo assetto mondiale. Questa grave e fondamentale deficienza nella politica dei paesi occidentali, cosiddetti "democratici", implica che le religioni possano interferire con le regole civili e istituzionali; per fare un esempio riporto alcuni passi del famoso discorso del Cairo di Obama, intenzionato alla riappacificazione con i paesi mussulmani: "...analogamente, è importante che i Paesi occidentali evitino di impedire ai cittadini mussulmani di praticare la religione come loro ritengono più opportuno, per esempio legiferando quali indumenti debba o non debba indossare una donna mussulmana. Noi non possiamo camuffare l'ostilità nei confronti di una religione qualsiasi con la pretesa del liberalismo" (tratto dalla traduzione di Anna Bissanti per La Repubblica); questo proposito è piuttosto grave, pronunciato dal presidente degli Stati Uniti, perchè privilegia la libertà delle religioni di imporre le proprie regole nell'ambito della loro comunità anzichè porre in primo piano la vera libertà individuale, prima cosa di cui si dovrebbe preoccupare un paese moderno e progredito, massimamente la principale potenza mondiale; ma è proprio questa la deriva causata dall'equivoco "libertà religiosa". Sostanzialmente, il discorso del Cairo, (a parte i punti in cui Obama esalta il contributo della civiltà araba al progresso occidentale nell'epoca medievale, dove dice delle cose giustissime e veritiere, ma confondendo la civiltà araba con la religione islamica perchè, al tempo del califfato di Cordoba, l'influsso della religione nella società civile era minimo, paragonato all'oscurità che in Europa, con l'Inquisizione e la radicalizzazione del cristianesimo, stavamo attraversando), è stato un discorso rivolto ad una sola delle categorie che costituiscono i popoli arabi: quella dei credenti; smentendo in questo modo la parte principale del suo discorso in cui invita a non stereotipare i popoli, facendolo lui per primo considerando le masse arabe come un blocco monolitico e parlando come se in Iran e in tutti i paesi succubi delle teocrazie non esistessero laici e dissidenti. La società araba dell'epoca evocata da Obama fu così fiorente a livello scientifico e filosofico, proprio perchè notevolmente affrancata dai legami religiosi, e quindi definibile come "umanistica", molto prima che l'Umanesimo nascesse in Europa. Da qui deriva la tolleranza e il rispetto che presso questi illuminati califfati si poteva respirare e la conseguente collaborazione fra le diverse etnie. Confondendo in questo modo la religione con il progresso dell'umanità e lo scambio culturale fra i popoli, Obama non incentiva l'affrancamento dei popoli mediorientali dalla schiavitù a cui sono sottoposti, altresì fa gonfiare a dismisura l'orgoglio dei despoti religiosi e delle teocrazie, che, in questo modo, si sentono ampiamente legittimate e non contemplano, essendo, appunto, "religiose" e quindi dogmatiche, il concetto di "reciprocità" agognato da Barack Obama. Da questa presunta ingenuità dei propositi di Obama, si è avuto l'appoggio alle primavere arabe, con l'illusione che masse islamiche vissute da generazioni nell'isolamento culturale, infuse d'odio contro tutto ciò che può minacciare il potere del ricco clero mussulmano, potessero avere la capacità di scegliere altro da quell'unica ossessione religiosa di cui sono state nutrite. Ritenendo che Obama sia tutt'altro che ingenuo, credo che dietro tutta questa apparente irresolutezza ci sia un disegno che molti hanno cercato di smascherare. Obama avrebbe dovuto rivolgersi ai popoli, non alla religione, per poter includere i milioni di dissidenti che lottano per la laicità; invece ha ridotto i popoli arabi ai dogmi islamici, come se l'evoluta cultura araba medievale, che ha dato sviluppo anche al nostro Umanesimo europeo, come giustamente afferma il presidente nel suo discorso, fosse una propaggine di ciò che li umilia e li opprime.
Un'altro punto importante del discorso di Obama è sintetizzato in queste sue parole: "E noi accetteremo tutti i governi pacificamente eletti, purché governino rispettando i loro stessi popoli. Quest'ultimo punto è estremamente importante, perché ci sono persone che auspicano la democrazia soltanto quando non sono al potere: poi, una volta al potere, sono spietati nel sopprimere i diritti altrui". E' stupefacente sentire l'eco di ciò che si sarebbe verificato più tardi, con la vittoria degli islamisti in seguito alle primavere arabe. I Fratelli Mussulamni filo-nazisti vincitori delle primavere arabe, venivano considerati "moderati" dall'amministrazione Obama e dai leader occidentali. Il discorso di Obama è di fatto consapevole e realistico in alcuni punti, come in questo, e utopistico e ipocrita in altri, come nel seguente: "America e Islam si sovrappongono, condividono medesimi principi e ideali, il senso di giustizia e di progresso, la tolleranza e la dignità dell'uomo", dove sembra che Obama sia rimasto al tempo dei califfati medievali e abbia perso il senso della realtà, poichè, per parlare di progresso, giustizia, tolleranza e dignità dell'uomo, non si può adottare come punto di riferimento una religione e non lo si può fare prima di aver regolato i conti con i regimi  colpevoli di crimini contro l'umanità come quello iraniano.

LA NUOVA RIVOLUZIONE EGIZIANA CONTRO LA DITTATURA DEI FRATELLI MUSSULMANI

Come presagito da Obama nel suo discorso all'Università del Cairo, la democrazia, senza le condizioni culturali necessarie per l'autodeterminazione di un popolo, può diventare un arma a doppio taglio, si può cioè trasformare da opzione intesa al progresso, a trampolino di lancio di nuove dittature e, si sa, tutte le dittature hanno al vertice un potere religioso. E' quello che si è verificato in Egitto e che si sta verificando in tutti quei paesi che hanno visto l'ascesa al potere dei Fratelli Mussulmani. In Europa ne abbiamo avuto esperienza con i regimi nazista e fascista, in quanto Hitler e Mussolini furono eletti democraticamente. La domanda sorge spontanea: dopo l'appoggio appassionato di Stati Uniti e loro alleati al primo atto della  primavera araba, ci sarà un medesimo impegno nell'appoggiare i contestatori laici che ora stanno di nuovo invadendo Piazza Tarhir? Quanto a "rivoluzioni" arabe ne abbiamo avuto esperienza con la rivoluzione iraniana del 1978, che ha portato al pericoloso regime che oggi conosciamo. La rivoluzione iraniana non fu fatta da vecchi teologi barbuti, ma dagli studenti, dai giovani stessi in un meccanismo involutivo ormai atavico per quei popoli, che ha rimosso alla base il principio fondamentale necessario all'evoluzione sociale e culturale delle nazioni: il conflitto generazionale, del tutto inesistente presso le masse arabe ormai ereditariamente omologate. Come uscire da questo circolo vizioso? Il grande risveglio a cui oggi assistiamo delle masse egiziane, che riusciranno certamente a rovesciare il regime dei Fratelli Mussulmani, è dovuto soprattutto alla globalizzazione della conoscenza, diffusa dal nuovo mezzo d'informazione di Internet e dall'interrelazione che ne è scaturita. Non è più possibile ormai tenere le masse disgiunte dalla conoscenza e dal libero pensiero, nonostante le dittature si diano ininterrottamente da fare per censurare e impedire questo libero scambio. I Fratelli Mussulmani in Egitto, forti dell'appoggio degli Stati Uniti dopo la mediazione con Hamas per una tregua alla guerra scatenatasi il mese di novembre 2012 con Israele, sicuri inoltre del fatto di essere appoggiati dai loro consimili regimi islamici della regione, hanno dato atto a ciò che era nelle loro intenzioni fin dall'inizio: cambiare la costituzione per instaurare una teocrazia sul modello iraniano, mentre Obama, durante le rivolte sanguinose di questi mesi e le proteste dei laici liberali egiziani, si limita a sussurrare dei timidi inviti alla calma e alla moderazione, in quanto l'alleanza con i Fratelli Mussulmani serve ora per fini strategici e per intese economiche. Ma quando la situazione giungerà al parossismo, come potrà il sonnolento Occidente far fronte a un agglomerato strategico di nuove dittature di stampo religioso, che si affacceranno sul Meditarraneo? Come affronterà la globalizzazione dell'islam che trasformerà interi continenti in macchine da guerra contro ogni forma di vita intelligente sul pianeta? Questo riflusso di vecchia barbarie potrà costituire una presa di coscienza globale, da Oriente a Occidente, in modo da non ricadere negli stessi errori grossolani del passato?  

IL PREMATURO RICONOSCIMENTO DELLO STATO DI PALESTINA E IL LUNGO SONNO EUROPEO

Da Wikipedia riportiamo un articolo fondamentale dello Statuto di Hamas: "Lo statuto di Hamas incorpora una serie di teorie cospiratorie antisemite.
L'art. 7 della Carta presenta il jihad contro il sionismo come rispondente alle parole, proferite secondo Bukhari e Muslim dallo stesso Maometto, per le quali i musulmani combatterano ed uccideranno gli ebrei.
"Benché (…) molti ostacoli siano stati posti di fronte ai combattenti da coloro che si muovono agli ordini del sionismo così da rendere talora impossibile il perseguimento del jihad, il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta – le benedizioni e la salvezza di Allah siano su di Lui – dichiarò: “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: 'O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo. (Articolo 7) "
In più punti del documento si ricorda come il jihad sia un obbligo religioso per i fedeli musulmani."

Sulla base di questi deliri infantili è stata votata quasi all'unanimità la proposta del presidente della Cisgiordania Abu Mazen per il riconoscimento della Palestina come stato osservatore non membro all'ONU. Sull'onda emotiva dei bombardamenti israeliani a Gaza del novembre 2012, gli indaffarati capi di stato europei non hanno certo pensato due volte prima di votare una risoluzione che il buon senso comune avrebbe rifiutato, soprattutto per gli interessi del popolo palestinese, tenuto in ostaggio a Gaza dai fondamentalisti di Hamas, gli stessi che hanno assassinato Vittorio Arrigoni e che usano bambini e civili inermi come scudi umani contro l'esercito israeliano. Certo le immagini dei bombardamenti su Gaza sono state terribili, ma altrettanto lo sono quelle dei massacri in Siria a cui nessun attivista dedica attenzione perchè è quello un regime alleato della tanto beneamata teocrazia iraniana. Notizia del 2 gennaio 2013: il ministro israeliano Netanyau paventa l'ipotesi che Hamas possa cacciare Abu Mazen dalla Cisgiordania, come lo cacciò in passato da Gaza. Questa logica eventualità non è stata messa in conto dai paesi occidentali, sicuri che, con la soddisfazione dell'obiettivo inseguito dall'ala moderata di Abu Mazen, si sarebbe potuto conseguire un dialogo fra le parti israeliana e palestinese. Certo, se non fosse esistita Hamas,  si sarebbe potuta forse trovare un'intesa con il Partito di Abu Mazen (sebbene anche questo non possa considerarsi moderato) e sarebbe stato saggio, da parte israeliana, non perseverare nell'espansione delle colonie e mettersi al tavolo delle trattative; ma così non è e speriamo che questo errore della comunità internazionale non porti ad un ulteriore esasperazione delle tensioni da entrambe le parti, soprattutto dopo il voto che si terrà in Israele il 22 gennaio 2013.

SE SARA' POSSIBILE UN RISVEGLIO DELLE RADICI UMANISTICHE DELLA CIVILTA' ARABA, CIO' POTRA' AVVENIRE SOLO MEDIANTE LA COOPERAZIONE DEI POPOLI ARABI CON ISRAELE, SCONFIGGENDO LE TEOCRAZIE ISLAMICHE.

L'analfabetismo è il principale flagello delle popolazioni mediorientali, la causa della loro ininfluenza e della necessità di essere sempre tenute sotto "tutela" dall'Occidente, come una massa incontrollabile e indecifrabile. L'alfabetizzazione in Occidente raggiunge il 90%, mentre nei paesi arabi rasenta il 40% della popolazione. Un miliardo e mezzo di arabi non può competere, per esempio, con 14.000.000 di ebrei che detengono il maggior numero di premi Nobel, che sono possessori dell'elemento più importante ed essenziale dello sviluppo umano: la conoscenza. La conoscenza è il mezzo con il quale l'umanità entra nella fase adulta della sua storia, è egemonia, è autodeterminazione dei popoli. Gli ebrei hanno emancipato l'intero occidente con la propria produzione intellettuale, le scoperte scientifiche, il contributo alle lotte civili contro l'oscurantismo cristiano. Questo significa che gli ebrei sono l'essenza stessa dell'Occidente laico e liberale (da qui l'odio scatenato contro di loro dal nazismo, che fu una propaggine dell'oscurantismo cristiano); quindi non possono essere separati i destini dell'Occidente e del popolo ebraico, pena l'estirpazione di tutte le conquiste, del progresso di cui usufruiamo e la riconsegna nelle mani del potere religioso di stampo cristiano. Se ne deduce naturalmente che chi è ostile ai diritti del popolo ebraico, soprattutto quello ad avere una terra propria,  dovrebbe avere l'onestà di definirsi per quello che realmente è: appartenente alle nuove correnti filo-naziste o agli interessi dei totalitarismi, ed è in questo novero che devono essere considerati gli antisionisti, evitando di nascondersi dietro altri simboli che sono in netto contrasto con ciò che pensano e desiderano, creando confusione. La causa e la malattia che impedisce l'emancipazione intellettiva dei popoli mediorientali si chiama: teocrazia, islamizzazione, così come da noi lo fu la cristianizzazione. Il motivo reale e poco considerato dell'odio che le teocrazie islamiche fomentano contro Israele, è che esso possa fungere da tramite tra Oriente ed Occidente, contaminando con il suo sviluppo scientifico e culturale la densa cappa di oscurantismo che avvolge quei popoli, suscitando il desiderio di emancipazione e magari il ricordo dell'antica amicizia che legava ebrei e arabi e che poche sette fondamentaliste islamiche, nel tempo, hanno immerso nell'oblìo. A pochi o a nessuno importa dei palestinesi, che peraltro, da profughi, non sono mai stati accolti e ospitati da nessun paese mussulmano. Sollevando questo velo oscuro e religioso che deforma orribilmente la realtà, i popoli arabi si accorgerebbero di quanto utile sarebbe la riscoperta dell'antica amicizia che li lega al popolo ebraico e quanto invece terribili siano le condizioni a cui ora vengono sottoposti dai regimi che li dominano. Gli arabi, al pari degli ebrei, hanno contribuito in passato all'illuminazione dell'Occidente, solo che le loro strade si sono divise, così gli arabi oggi languiscono da tempo nell'analfabetismo e nell'infelicità, mentre gli ebrei, dopo la Rivoluzione Francese, in Europa hanno avuto la possibiltà di portare a compimento il disegno che avevano iniziato in comune con i popoli mediorientali quando furono ospiti dei califfi illuminati presso le prime università arabe. E' successo agli arabi quello che successe a noi con la radicalizzazione del cristianesimo. Quando le teocrazie prendono il sopravvento, com'è avvenuto per queste popolazioni, bastano due generazioni di succubi per creare un circolo vizioso da cui sembra impossibile potersi affrancare e lo si può fare solo dopo molta sofferenza e secoli di graduale risveglio. Se ciò non fosse avvenuto, ora conteremo fra i premi nobel per la scienza e per le altre discipline altrettanti arabi quanti sono gli ebrei. Sono 170 i premi Nobel ebrei, ossia il 22% di quelli assegnati dal 1901 ad oggi, senza contare l'immenso numero di altri scienziati, pensatori, attivisti per i diritti umani: tutti sappiamo il fondamentale contributo che ha dato il supporto ebraico alla lotta per i diritti civili degli afro-americani per esempio, e l'attività ebraica è stata presente storicamente in tutte le battaglie per l'emancipazione dei popoli e l'evoluzione della società occidentale. Senza le scoperte degli scienziati ebrei saremmo alla preistoria del progresso tecnologico e della conoscenza in ogni ambito del sapere. Elenchiamo solo alcuni dei nomi più conosciuti: Albert Einstein (nobel per la fisica 1921); Albert Sabin (Nobel per il vaccino antipolio 1964); Heinrich Wilhelm Matthaus Olbers (astronomo, fisico e medico); Hermann Mikowski (ricercatore, è famoso per aver aggiunto alla nozione delle tre dimensioni dello spazio anche la nozione di una quarta dimensione, il tempo, concepito come un continuo o cronotopo; e ciò ha costituito una delle cornici matematiche più importanti all’interno della quale fu poi elaborata la teoria einsteiniana della relatività generale. Si è occupato anche delle proprietà delle forme quadratiche e di geometria algebrica. Ha avuto tra i suoi allievi anche Albert Einstein); Benjamin Rubin ha donato al mondo  l’ago da siringa per le vaccinazioni; Jonas Salk per il primo vaccino antipoliomelitico mentre Sabin ha sviluppato e migliorato lo stesso vaccino, Gertrude Elion per i farmaci contro la leucemia; Baruch Blumberg il vaccino contro l’epatite B ed, ovviamente, non possiamo farne l'elenco completo, ma queste sono solo alcune dimostrazioni. Gli ebrei hanno fondato anche Hollywood, sono stati i fondatori delle più importanti correnti di pensiero e teorie fra le quali la psicoanalisi con Sigmund Freud, l'ideologia marxista; anche Baruch Spinoza (antesignano dell'Illuminismo) era ebreo; Nostradamus pure; senza contare il lungo elenco di scrittori come Kafka, Marcel Proust, ecc...Tutto ciò fa sì che l'appoggio o meno alle esigenze storiche del popolo ebraico, facciano la differenza tra oscurantismo e progressismo, mentre i popoli arabi si sono da tempo richiusi su sè stessi, confinati in una gabbia mentale che gli è stata costruita dai propri despoti, vittime di una stagnazione che li induce ad odiare ciò che potrebbe rappresentare un punto di riferimento per la propria emancipazione e a difendere il proprio aguzzino. Da questa maledizione si può e si deve uscire, soprattutto in forza dei nuovi mezzi di comunicazione che ci sono concessi. Ad aggravare tutta questa sofferenza, questo risentimento e questo odio, alimentato da gerarchie clericali che vivono nel lusso e nel benessere, alle spalle di milioni di individui inconsapevoli (come in Iran e nella maggior parte dei paesi islamici) è l'appoggio che questi regimi possono vantare da pacifisti e attivisti occidentali, di sinistra e di destra, che alimentano l'ideologia islamica radicale e la mentalità patologica di cui necessitano i suddetti regimi per sopravvivere; una mentalità di popoli oppressi che, non possedendo il mezzo fondamentale della conoscenza e dell'istruzione, non possono essere liberi di scegliere. Ed è proprio questo il vero principale problema del Medioriente: l'istruzione; finchè non ci sarà istruzione non ci sarà possibiltà di uscire dalla spirale di una barbarie radicata da generazioni, senza istruzione nemmeno la democrazia potrà essere utile, perchè servirà a scegliere l'unica via che le masse hanno conosciuto fino a quel momento: la mentalità religiosa, come abbiamo potuto vedere da quel che è successo dopo le primavere arabe. Dall'istruzione nasce la richiesta dei diritti umani e civili, dall'istruzione nasce il pensiero libero e l'esigenza del progresso, ma, soprattutto, dall'istruzione nasce il desiderio, l'aspirazione: tutto questo è ciò che spaventa i regimi islamici che aizzano le masse contro Israele e il popolo ebraico,  con il chiaro intento di far dimenticare loro le proprie condizioni disumane,  ed è il punto su cui si dovrebbe focalizzare l'attenzione della comunità internazionale. Se dalle piazze occidentali si innalzassero striscioni contro il regime iraniano, contro la mancanza di diritti umani nella maggior parte dei paesi islamici, contro i fondamentalisti che massacrano ogni giorno popoli indifesi, questi regimi sarebbero molto più facilmente sconfitti, forse senza minacce di interventi militari, perchè non avrebbero governanti e partiti in Occidente a difenderli per cavalcare l'onda del populismo. Perciò affermiamo: queste generazioni ci hanno delusi profondamente; ciò che sembrava decisivo per un reale e radicale cambiamento si è rivelato essere null'altro che un intermezzo decadente e privo di mèta; ciò che aspettavamo, ovvero "coloro" che aspettavamo devono ancora venire alla luce e forse (azzardo un'ipotesi che mi sembra plausibile) non saranno i giovani occidentali, ma gli egiziani, i laici e liberali di tutto il Medioriente che ora daranno inizio ad una vera primavera araba, dall'Iran all'Egitto, e lo faranno senza l'appoggio ne materiale nè morale di nessuno, determinando un cambiamento di rotta globale, un nuovo Umanesimo possibile. 

Alessia Birri 17 gennaio 2013

E-mail: aleph1968@hotmail.it

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La Repubblica.it: "Traduzione integrale del discorso di Barack Obama all'Università del Cairo"
 http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/obama-presidenza-8/discorso-italiano/discorso-italiano.html

Senza-soste.it: "Smascherare i Fratelli Mussulmani"
 http://www.senzasoste.it/le-nostre-traduzioni/siria-egitto-e-oltre-smascherare-i-fratelli-musulmani

Il Fatto Quotidiano: "Il Papa benedice la promotrice della legge per la pena di morte contro i gay in Uganda"
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/14/papa-benedice-promotrice-legge-che-prevede-pena-di-morte-per-gay-in-uganda/446392/

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